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Smau Milano | Boom di piccole imprese che scelgono la strada del Corporate Venture Capital

Milano 23 ottobre 2017 – Sono 2.154 le startup innovative partecipate da almeno una corporate e 6.727 gli investitori in Corporate Venture Capital: sono questi i numeri del fenomeno dell’Open Innovation in Italia. E inoltre, le startup partecipate dalle realtà corporate crescono più delle startup partecipate da fondi di investimento e nel 77% dei casi hanno visto un aumento dei ricavi fra il 2015 e il 2016. E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio sull’Open Innovation e il Corporate Venture Capital italiano promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, in partnership con Cerved Group e BTO Research.

I contenuti del rapporto saranno presentati in occasione della prima giornata di Smau Milano, martedì 24 ottobre alle ore 14 (Fieramilanocity, sala plenaria padiglione 4).

Se le startup che hanno una partecipazione corporate crescono di più, anche il tasso di fallimento è significativamente più basso: appena il 4,1% è uscita dal mercato nel corso del 2015, contro il 16% nel caso di realtà partecipate da un investitore specializzato.

Un dato che restituisce una fotografia inedita del fenomeno dell’Open Innovation. “Spesso – è la riflessione di Pierantonio Macola, Presidente Smau – analisti e osservatori puntano il dito contro la scarsità di risorse finanziarie destinate al venture capital nel nostro Paese. Gli esiti dell’Osservatorio mettono invece in luce un altro aspetto, meno raccontato: quella del Corporate Venture Capital, che in Italia è già una realtà, che interessa un numero di startup cinque volte superiore rispetto a quelle partecipate da un fondo di investimento e che, almeno a giudicare da quanto emerge dal rapporto, rappresenta la forma migliore di investimento. E’ questo il modello cui guardiamo da tempo e che a Smau ci proponiamo di alimentare e sostenere: quando un’azienda sceglie di investire in una startup fa un’operazione che è molto più di una semplice iniezione di liquidità. In altre parole, condivide un percorso di innovazione che in genere è volàno di crescita per entrambi i soggetti coinvolti”.

Un modello che fa bene non solo alle startup ma anche alle imprese che investono nell’innovazione sviluppata da questo ecosistema. Infatti, come evidenzia Stefano Venturi, Vicepresidente di Assolombarda con delega all’Attrazione degli Investimenti e Competitività Territoriale e Amministratore Delegato Hewlett Packard Enterprise Italia“Le aziende che investono in Corporate Venture Capital hanno conseguito risultati migliori delle altre imprese sia rispetto alla capacità di accrescere il proprio valore aggiunto sia in termini di redditività netta. Particolarmente positivi i risultati delle PMI che, tra il 2015 e il 2016, hanno aumentato il valore aggiunto a tassi tripli rispetto alle concorrenti che non hanno investito (+13,2% contro il 4,1%). Da qui l’impegno di Assolombarda nel promuovere momenti di incontro tra le oltre 330 startup oggi associate e le sue quasi 6.000 aziende con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra gli imprenditori, condividere casi di successo e best practices e creare occasioni di business e di collaborazione tra le imprese, mettendo a fattor comune innovazione ed esperienza”.

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dai dati sugli impatti del Corporate Venture italiano emersi dall’Osservatorio di quest’anno – ha commentato Alvise Bifficoordinatore dell’Industry Advisory Board di Italia Startup – l’analisi rileva infatti che questo tipo di investimento fa crescere i ricavi delle startup, ne abbassa la mortalità, le rende più patrimonializzate e le connette in modo più rapido al mercato. Oltre che portare tanta innovazione alle imprese che investono. E’ la direzione che il nostro sistema industriale deve intraprendere, in coerenza con le politiche connesse a Industria 4.0, ma con un’attenzione più forte all’innovazione aperta che viene dalle startup e dai loro partner, in primis incubatori, parchi scientifici e investitori”.

Fra i dati più interessati proposti dalla seconda edizione del rapporto, si nota la forte crescita del numero di piccole imprese che hanno deciso di investire in una startup (+45% in un anno) a conferma del fatto che il Corporate Venture Capital non è uno strumento appannaggio solo delle grandi imprese. Se fra le piccole e medie imprese si registra la crescita maggiore, nel complesso in tutte le classi dimensionali si è rilevato un netto incremento. In un anno, sono aumentate del 31% le società che hanno investito in una startup innovativa, a conferma del fatto che il corporate venture capital continua a crescere a ritmi consistenti nel nostro Paese. Nel complesso, gli investitori in CVC sono nel capitale del 22,9% delle startup innovative iscritte al Registro delle Imprese, gli investitori specializzati hanno partecipazioni all’interno di 417 startup iscritte al Registro Imprese, ovvero l’8,6%.

Crescono anche gli investitori “seriali”: il 19% delle corporate che investono direttamente in startup innovative sono nel capitale di almeno un’altra startup, con un incremento del 36% rispetto all’anno precedente.

Dal rapporto emerge poi che ben il 56% delle aziende che investono in una startup sceglie una realtà al di fuori del territorio della propria Regione, mentre la quasi totalità – il 95% – punta su startup di settori diversi rispetto al proprio settore di riferimento. Dati che confermano come, con il fenomeno dell’Open Innovation, si superi la logica del vecchio distretto di prossimità a vantaggio di una nuova geografia dell’innovazione inclusiva di tutte le regioni e si vada oltre gli “steccati” dei settori tradizionali.

L’iniziativa dell’Osservatorio è stata avviata lo scorso anno con due obiettivi condivisi nel contesto dell’Industry Advisory Board di Italia Startup: dare una dimensione al fenomeno del Corporate Venture Capital italiano, inteso come investimento finanziario e industriale in startup innovative italiane; individuare e divulgare modelli concreti e replicabili di Open Innovation. Nel corso del 2017 si è svolto un road show presso 5 città/territori italiani (Padova, Bologna, Torino, Bari e Roma vedi www.osservatorio-openinnovation.it) che ha permesso sia di diffondere le buone pratiche contenute nell’Osservatorio sia di far emergere case histories territoriali che vanno ad arricchire il panorama dell’Open Innovation italiano.

All’indagine quantitativa realizzata dagli archivi di Cerved sui soci e sulle partecipazioni – considerate le partecipazioni dirette e indirette di persone fisiche e persone giuridiche fino al terzo livello – si è affiancata l’indagine qualitativa affidata a BTO Research, che ha fotografato esperienze replicabili di Open Innovation, per fornire una guida alle imprese che si affacciano per la prima volta in questo mondo e hanno necessità di orientarsi rispetto ai numerosi modelli e strumenti differenti con cui sviluppare processi innovativi.

Siamo particolarmente orgogliosi di aver contribuito anche quest’anno alla realizzazione dell’Osservatorio sull’Open Innovation, che fornisce una fotografia completa sul sistema dei venture capital in Italia. – commenta Marco NespoloCEO di Cerved – Le operazioni di Corporate Venture Capital sono per Cerved un driver di innovazione fondamentale. Facciamo continuo scouting di nuove realtà in grado di generare valore e impatto sul nostro business: così è stato con Spazio Dati, una startup innovativa in ambito big data, che oggi è diventata una componente rilevante dell’evoluzione di Cerved verso un modello sempre più data-driven.

L’appuntamento in Smau sarà l’occasione per proporre alcune delle case history presentate dall’Osservatorio che hanno attivato al proprio interno strategie efficaci di Open Innovation: l’incubatore industriale di Zambon Group ZCube, il colosso statunitense della distribuzione elettrica ed elettronica ArrowMacnil GT Alarm-Gruppo Zucchetti, la società di consulenza tecnologica AizoOn ed Add Value, società di software e servizi.




Fonte: Ufficio Stampa Smau Milano 2017
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